giovedì 19 maggio 2011

Del sano Girl Power su ruote. Pollici su per il film "Whip it", diretto dalla Barrymore



“Whip it”: non solo una canzone dei Devo datata 1980, ma anche il titolo di un film uscito nel più recente 2009, diretto da Drew Barrymore. Preciso che entrambi i “Whip it” sono in grado di esaltare a sangue, ma ciò di cui si va a discutere qui di seguito è il film, che in Italia è uscito direttamente in DVD e di cui s’è ingiustamente parlato pochissimo.

Opera prima della Barrymore regista, la pellicola (basata sul romanzo “Derby Girl” di Shauna Cross ) narra la storia di Bliss Cavendar (Ellen Page, già vista in “Juno”), una 17enne d’indole anticonformista, incapace di trovare la felicità in quel buco di città dove vive (la fittizia Bodeen, nello stato del Texas) e farsi capire dai genitori: una madre (il premio Oscar Marcia Gray Harden) che la vorrebbe reginetta di bellezza e che non fa altro che iscriverla a concorsi e a conciarla da perfetta mogliettina anni Cinquanta; un padre (Daniel Stern) che semplicemente ignora le insicurezze della figlia adolescente e tantomeno pare interessato a voler sostituire la consorte nell’educazione delle figlie. Bliss non è infatti figlia unica (non all’anagrafe, almeno): a (non) farle compagnia in casa è Shania, sorellina che non ha niente in comune con lei, ma pare bensì perfetta incarnazione degli ideali d’etichetta e bella presenza della madre.


La vita della giovane protagonista è resa un po’ meno schifida dalla presenza di Pash (Alia Shawkat), migliore (e unica) amica, nonché collega di lavoro presso Oink Joint, tipica tavola calda americana, dove la gente non potrebbe incappare che per puro caso (gli avventori o sono comitive di anziani o gruppetti di irritanti giovani “ben inseriti” del posto) e dove la specialità è “Il Frignone”, ovvero un panino gigantesco che se lo mangi entro tre minuti è gratis (qualunque temerario voglia lanciarsi nell’impresa avrà poi diritto ad una foto ricordo, che sarà affitta nell’apposita Hall Of Fame). Pash, si diceva, è l’unica amica di Bliss e le due sono estremamente legate: si tingono i capelli (hem, occhio alla sequenza d’apertura), giocano a rubanaso (!), dividono le mance (o meglio, Pash offre le sue – più abbondanti – a Bliss che, per timidezza o insufficiente savoir faire, non ne prende mai abbastanza), si esaltano assieme per le stesse canzoni, insomma condividono il condivisibile. Pur essendo diverse (Pash pare meno “spaventata” dal mondo, almeno all’inizio, e anche leggermente più disinvolta coi ragazzi, rispetto all’occhialuta protagonista), è velocemente intuibile che le due abbiano condiviso un passato da outsider e che possa essere stato questo questo a renderle più vicine di quanto forse non avrebbero mai pensato di poter essere.

Non lontana dall’immaginaria Bodeen c’è Austin, reale capitale del Texas nonché paese dei balocchi per gli abitanti dei vuoti paesi del circondario. Proprio ad Austin, durante una seduta di shopping con la madre, Bliss trova per caso un volantino per un incontro di ROLLER DERBY che si sarebbe tenuto in città in un paio di giorni. Probabilmente non ci avrebbe fatto caso, se non avesse, proprio pochi istanti prima, assistito di persona all’arrivo nel negozio delle ragazze che avevano volantinato: sui pattini, sorridenti quando non ridacchianti, coi capelli colorati, i piercings e i tatuaggi, quelle tre ragazze catturano subito l’attenzione della protagonista (fortunatamente non quella della madre, in quel momento distratta dalla figlia più piccola che aveva messo le mani su un rossetto, finendo per spalmarselo completamente sulla parte inferiore della faccia). Bliss intuisce immediatamente di voler essere come loro - assolutamente a loro agio nella loro diversità - così afferra al volo un volantino, giusto prima di essere trascinata via dalla genitrice innervosita. La fatidica sera, abbindolati i genitori con una scusa, riesce ad andare a vedere questo curioso derby (ovviamente assieme alla fedele Pash) e quel giorno, quella sera, cambierà completamente la sua vita. Osservando da vicino quella pista da pattinaggio ovale ricavata all’interno di un capannone, scopriamo insieme a lei che il roller derby altro non è che una versione hardcore del pattinaggio, praticata da ragazze tutto pepe (probabile che un recensore più schizzinoso le definisca “debosciate”) tra cui la sfrontatissima – occhio al gioco di parole – Iron Maven (Juliette Lewis), capitano delle Holy Rollers; la pazzoide Dinamite Splash (Drew Barrymore, che nell’originale inglese si chiamava Smashley Simpson, ah ah), la sanguinaria Holly (Zoë Bell, già vista in “Grindhouse” di Tarantino), la saggia quanto tenace Maggie Maleficio (Kristen Wiig), l’energica Rose Scintille (Eve, meglio nota come rapper) e le rudi sorelle Manson (Rachel Piplica e Kristen Adolfi), membre del team opposto, le Hurl Scouts. Terminato il match, Bliss ha modo di parlare con Maggie Maleficio, e di confessarle come lei e le altre siano ora diventate le sue “nuove eroine”. Il capitano delle Hurl Scouts non perde tempo e la incalza subito: perché non provare a mettere i pattini e diventare una di loro? Ed è da qui che tutto ha inizio. Piccole bugie sull’età (per entrare nella squadra bisognerebbe avere almeno 21 anni e Bliss mente dicendo di averne addirittura 22; a suo dire, un’età “più credibile”) e ai genitori (che, com’è ovvio, non sanno e non dovranno sapere nulla del suo nuovo impegno), insieme a duri allenamenti, atti di bullismo, incontri colla preside, food fight coi fiocchi, grandi soddisfazioni (un soprannome, Bimba Spietata, oltre che l’onore di essere la nuova ragazza-volantino), sano cameratismo e una romanticissima love story. Ebbene sì. Al famoso “primo derby”, Bliss aveva infatti incontrato un ragazzo (o meglio gli era finita addosso dopo un’amichevole spintarella di Pash) di nome Oliver, un giovine musicista assai piacente (interpretato da Landon Pigg, che nel mondo reale canta e suona per davvero), che sulle prime le era sembrato irraggiungibile, ma che poi (udite udite) si era fatto conquistare finendo per diventare il suo boyfriend. Qui sotto un’immagine del film che li vede seduti entrambi ai piedi di una parete ove campeggia il graffito di “Hi, how are you?”, album del delicatissimo e tormentato Daniel Johnston (cantautore indie ante litteram), peraltro ripreso altre volte nel film e sempre quando c’è di mezzo Oliver (il quale, in una delle sequenze che manderanno in brodo di giuggiole le lettrici più inguaribilmente romantiche, indossa una t-shirt del medesimo album). Citazione assai gradevole, dieci punti in più ad un film che, ancora prima della fine, mi aveva già conquistata.

Se pensate che sia tutto qui, vi sbagliate. La nostra Bimba Spietata dovrà fare i conti con una serie di nodi che, come in ogni teen-movie che si rispetti, è destino vengano al pettine tutti nello stesso fottuto momento. Non voglio svelarvi troppi dettagli, sappiate soltanto che l’intero universo della protagonista verrà ad un certo punto messo in discussione e che i colpi di scena non mancheranno (attenzione, caratteri in evoluzione!).



Straordinario in un modo indubbiamente letterale, quasi da risultare di difficile comprensione (per lo meno per chi è profano in materia; e qui mi ci metto pur io), il roller derby è uno sport realmente praticato e non solo in America, dov’è stato inventato: ad oggi si contano circa 600 confederazioni di rollerskaters, sparse in tutto il mondo. Non è nemmeno sport esclusivo delle giovanissime (sembra infatti si possa praticare anche oltre gli Anta). In passato più simile al wrestling, per quanto riguarda la spettacolarizzazione di certi schemi di gioco, è poi divenuto uno sport meno “prevedibile” e più autenticamente competitivo. Rimangono soprannomi e abbigliamento fantasioso: aspetti cui il film non ha mancato di dare risalto. L’autrice del libro da cui il film è tratto, Shauna Cross, è stata una performer di roller derby per anni, e il mondo che racconta nel film lo conosce per davvero. Le regole del gioco? Nel film sono spiegate in modo chiaro e semplice da Razor (Andrew Wilson), il folcloristico allenatore delle Hurl Scouts, e comunque riassumibili così: ogni squadra consta di cinque elementi, uno dei quali è denominato “jammer” (una sorta di attaccante, mentre gli altri sono considerati difensori); il jammer è l’unico giocatore che può segnare dei punti. Mentre i quattro difensori si posizionano in fila in un punto della pista e lavorano “in gruppo”, il jammer lavora autonomamente, ma posizionato più dietro rispetto agli altri. Per segnare, deve percorrere almeno due giri di pista, superando incolume gli avversari, dopodiché a seconda degli avversari scartati nei giri successivi potrà ottenere dei punti (ne scarti quattro, quattro punti). Sembrerebbero non esserci difficoltà in ciò, non fosse per un dettaglio importante: il roller derby è uno sport molto fisico e i giocatori sono autorizzati a colpire gli avversari, se questo può essere d’aiuto all’ostacolarli mentre cercano di segnare (nel caso dei jammers) o di favorire i loro compagni di squadra (nel caso dei difensori). Ecco perché le skaters che vediamo nel film sembrano così dure e terribili: lo sono! E devono esserlo per forza se vogliono vincere (o per lo meno sopravvivere). Ovviamente collezionare lividi le diverte moltissimo, neanche a dirlo.



Il film di Drew Barrymore è riuscitissimo, nella sua semplicità. Dalle musiche (Ramones, Breeders, Strokes, Chordettes – remixate – , Jens Lekman, Radiohead, MGMT, solo per citarne alcuni), alla scelta degli attori (un cast di tutto riguardo, non so se avete fatto caso a chi interpreta le varie skaters! E se ve lo state domandando vi rispondo “sì, l’attore che fa il padre di Bliss è lo stesso che ha interpretato il ladro compagno di Joe Pesci in ‘Mamma ho perso l’aereo’ e sequel”), tutti squisitamente credibili nelle loro interpretazioni (Barrymore compresa: una svalvolata di tutto rispetto). Colin Covert, sul Minneapolis Star Tribune, ha parlato del film come di un istant classic, e io trovo che sia una definizione tremendamente calzante per “Whip it”: c’è di base una formula trita e ritrita (la ragazza che non è nessuno, e poi diventa una tipa tosta), chi lo nega, ma ti ci affezioni talmente in fretta da dimenticartene. Qui c’è dell’altro, attori di cui fidarsi, ritmo, ridente preponderanza di personaggi femminili per i quali è impossibile non simpatizzare, e un modo inconsueto (per questo genere di film) di veder gestite le relazioni sentimentali. Mi è piaciuto subito e ho preso a consigliarlo a tutti; ora c’ho preso dentro anche voi. Guardatelo e spargete il verbo (o compratevi dei pattini e provate a diventare il vostro eroe personale, you choose).

2 commenti:

Lucicoss ha detto...

Ottimo consiglio. Lo prenderò per mia figlia quindicenne, così si disintossica un po' dalle orride commedie sentimentali di cui si nutre. In attesa di altri gustosi post vogliate gradire tutta la mia stima!

emiliaparanoica ha detto...

Oddio oddio odddiooooo! Devo vedere questo film! A maggior ragione da quando, mesi fa, sono stata ricatturata dal trip malefico del pattini che avevo "appeso al chiodo" a 16 anni e sui quali ora vado quotidianamente. Corro a cercarlo appena possibile!!!

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