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lunedì 25 luglio 2011

But she said no, no, no.

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Dolersi per la morte di qualcuno in lingua inglese e in forma scritta suona generalmente molto meno sdolcinato che in italiano. Dunque mi limiterò a dire che la morte di Amy Winehouse mi ha fatto veramente girare le palle, perché dire che mi ha spezzato il cuore non renderebbe la totalità del concetto. Per quanto si possa dire che Amy sia finalmente riuscita nel suo intento di percorrere la spirale discendente credo che questa affermazione sia limitante e in definitiva poco delicata, cosa che generalmente interessa poco a chi è investito del gravoso compito di scrivere un titolo che è topico perché include l'espressione '27 anni', una cosa mediaticamente masticabile che si sputa quando perde l'aroma artificiale (facciamo due giorni).
Per rendere la mia rabbia più accettabile e persino costruttiva ho fatto una cosa abbastanza alla Hornby, e cioè ho scritto una lista del Perché la Morte di A.W. Mi ha Fatto Girare le Palle.
  • Sentire una canzone di Amy Winehouse per la prima volta quando sei in macchina significa sbattere la mano destra sul volante e andare via veloce pensando a cose come 'cazzo sì'. Perché le sue canzoni erano così, non erano la solita merda che passa la radio, ma non è neanche la melodia facile da parruccona soul, che va bene solo fino alla fine della stagione (non è pseudo-gonzo, è che proprio non ve lo so spiegare altrimenti).
  • Amy aveva un talento canoro e nella scrittura che le era stato riconosciuto più volte nella sua relativamente breve carriera, con una serie di premi consistente che sta a dimostrare (ammesso che ce ne fosse bisogno) quanto poco un premio sia garanzia di talento e/o qualità musicale. Perché i testi delle cantanti da successo radiofonico (e da Grammy) sono di solito veramente insulsi. Non c'è bisogno che venga io a dirvelo, date un'occhiata alle ultime vittorie delle nostre amiche dal look – oh! - stravagante.
  • Il look stravagante di Amy Winehouse era il look stravagante di Amy Winehouse. Che poi sia diventato mainstream al punto che ti sembra di vedere Amy Winehouse ad ogni fermata del tram è un'altra cosa. E comunque essere delle popstar significa anche questo, ed iniettare originalità, eventualmente non facendo del marketing per qualcuno, è una delle cose che fa sempre piacere ricevere per iniezione.
  • Amy Winehouse aveva qualche problemino di salute mentale oltre che di droga, probabilmente legato a trascorsi coniugali difficili e a disturbi dell'alimentazione. Fattori che notoriamente non si combinano bene con le pressioni legate alla fama e all'industria musicale. Quanta orribile e triste contingenza.
  • Veramente Amy non le mandava a dire: una persona decisamente poco legata al compromesso. Mi ricordo che cominciai ad apprezzarla anche da questo punto di vista quando lessi su una rivista musicale che aveva sbottato pubblicamente durante un meeting in cui c'era Bono che faceva tutti quei suoi soliti discorsi da vecchio prete, e quando le era stato presentato si era limitata a dirgli “thanks for funding my album”.
  • Come scrive Barbara Ellen del Guardian Amy aveva rivitalizzato la scena musicale femminile britannica, spianando la strada per un'artista come Adele, spandendo germi di ispirazione per una nuova generazione di musiciste. Il pubblico pagante che a Belgrado le ha fischiato è ora inevitabilmente in lutto.
Era stata insomma un'artista in grado di esprimere in forma brillante i sentimenti di una ragazza forte e fragile del nostro tempo e se n'è andata, ormai stremata. Over futile odds / And laughed at by the gods / And now the final frame / Love is a losing game.

martedì 10 maggio 2011

Grassroots Internet Revolution

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Sì, è vero, c'è gente convinta che la cosa chiamata internet sia un luogo brutto e puzzolente, dal quale nulla di buono può venire. Noi la pensiamo diversamente ed è per questo che, d'ora in poi, la redazione di Soft Revolution vi proporrà settimanalmente una piccola selezione di post, video o altri contenuti reperiti online che, dal nostro umile punto di vista, sono degni d'attenzione.
Il titolo della nuova rubrica, come avrete intuito, è Grassroots Internet Revolution.


- I Miss Amy Winehouse di Dvora Meyers (su Jezebel). Ovvero: AW come antitesi dello stereotipo della donna ebrea per bene che vorreste proprio sposare. Inoltre: come i sensi di colpa instillati dalla prima grande religione monoteista si riflettono sui testi della Nostra.

- Revenge of the Feminerd: Bluestockings, the Original Feminerds su Bitch Media. Prima delle suffragette e del nostro rimuginare sulla rappresentazione delle ragazze nerd nei film e nelle serie tv che ci nutrono, c'erano le donne della Blue Stockings Society.

- Filling the Gaps su Feministe. Della differenza tra attivismo e spalar merda sugli altri. Molta saggezza e spunti sui quali riflettere e dei quali vi invitiamo a  discutere con le vostre amichette e i vostri amichetti.

- The Social Construction of the Mothering Instinct. Lisa Wade di Sociological Images ci invita a celebrare la Festa della Mamma di domenica scorsa con una riflessione sulla naturalità (ma anche no) dell'"istinto materno", così come viene rappresentato nella nostra società.

- Why Meg White Matters su AV Club. Un post che volevamo segnalare da tempo e che risale più o meno allo scioglimento dei White Stripes. Da spalmare in faccia a chi se ne va ancora in giro sostenendo l'incompetenza di Meg White alla batteria.

 
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